Violenza di coppia, come uscirne

Quando le parole lasciano i segni

Se pensiamo alla violenza all’interno delle relazioni il pensiero va in automatico a forme di aggressione fisica o sessuale. La violenza può però manifestarsi in tante altre modalità alcune delle quali non visibili, almeno ad occhio nudo, e si parla in questi casi di ‘violenza psicologica‘. Offese,  critiche, accuse, mancanza di rispetto, svalutazione, menzogna, ricatti, manipolazione, raggiro,  controllo della libertà personale sono i suoi elementi caratteristici. Nello specifico, per violenza psicologica si intende una forma subdola di maltrattamento caratterizzata da un meccanismo di più o meno esplicita sopraffazione che nel tempo mina il valore personale, il senso di identità, l’integrità psicologica, la dignità e l’autostima della persona che la subisce. Nonostante sia poco evidente la violenza psicologica è, purtroppo, qualcosa di reale e assai frequente: un vero e proprio abuso emotivo.
Molto spesso a noi psicoterapeuti succede di incontrare persone in uno stato di profonda sofferenza per ciò che possono significare certe parole dette o azioni compiute da un partner, da un collega o datore di lavoro, da un familiare ecc.
Nell’immaginario collettivo è sempre piuttosto radicata l’idea che la violenza psicologica sia qualcosa di più ammissibile, o comunque una forma di violenza di gravità inferiore a quella fisica. Si è cresciuti infatti in una cultura in cui i corpi delle donne sono spesso trasformati in cose, in oggetti e questo aspetto non semplifica una questione già di per sè estremamente complessa.

Le modalità della violenza psicologica

Uno schiaffo, un pugno, un calcio…soprattutto se dati bene, lasciano dei lividi. Una costante e violenta pressione  psicologica no, non fa trapelare niente all’esterno. Infatti, questa forma di abuso celato può avvenire attraverso frasi o comportamenti che possono non essere notati sin da subito, neppure da chi ne è vittima.
Porto ad esempio un rapporto di coppia.
Si è in presenza di un continuo svilimento del partner, solitamente la donna. Le critiche possono essere rivolte al suo aspetto fisico, al suo comportamento, al come si veste, alle sue amicizie, al lavoro che svolge… insomma, qualsiasi ambito della sua vita è controllato e puntualmente svalutato e, nel tempo, può svilupparsi e crescere a dismisura  un senso di colpa pesante per ogni sua azione. Allo stesso modo, nel caso di violenza psicologica, spesso non mancano episodi di atteggiamenti passivo-aggressivi fatti da toni irritati e irritanti, polemiche confusive e poco chiare, frecciatine, frasi taglienti e lasciate a metà, risentimenti, ostilità mascherata dall’aurea della personcina amorevole, vittimismo, perenne e ingiustificato broncio…

Gli effetti dell’abuso emotivo

Vivere così, giorno dopo giorno, per mesi o addirittura anni, porta la donna vittima di tale abuso ad avere un serio e grave crollo della propria autostima, a sentirsi sempre più insicura delle proprie capacità, ad avere una percezione appannata della realtà, ad isolarsi e paradossalmente a vedere nel partner-carnefice, l’unica persona di riferimento della sua esistenza.I carnefici del resto non sono purtroppo gli unici nemici da cui difendersi. Chi si gira dall’altra parte e fa orecchie da mercante di fronte a una situazione di violenza e/o abuso psicologico, chi si limita a giudicare restando poi inerme, chi deride la vittima dandole ad es. di esagerata o di accentratrice, è altrettanto colpevole. 

Come uscire dall’abuso emotivo

Come provare a tutelarsi in una tale giostra infernale? Prima regola: mai dimenticare che solo un piccolo uomo usa violenza fisica o psicologica sulle donne per sentirsi grande. Seconda regola: attenzione a scambiare tutto per amore! L’amore con la violenza psicologica o con gli schiaffi e i pugni non  non c’entra un bel niente! Un partner che ci maltratta non ci ama e se proprio si vuol credere che ci ami,  allora ci ama molto ma molto male. Non è questo l’amore. Punto. Terza regola: stop all’illusione di poter migliorare le cose, peggio ancora di poter correggere il partner violento o di riuscire a farlo crescere anche quando gli si è bloccato lo sviluppo (che mai evidentemente è partito) e scalcia e urla come un bambino bizzoso. Con la differenza però che è una fattispecie, e fatta male, di bambino, magari pure alto, con le spalle da Rambo e le mani a rastrello. Mai e poi mai fantasticare di poterlo cambiare, o che possa cambiare per amore, anche quando piange lacrime di coccodrillo promettendo di non agire più in malo modo e con scuse a profusione. Quarta regola: non cadere nella trappola delle promesse fasulle e correre il prima possibile ai ripari! Chiedere aiuto  senza esitazione a chi di competenza.