La differenza tra dolore e sofferenza e come gestirli

Haruki Murakami recita:

“Il dolore è inevitabile, la sofferenza opzionale”.

Spesso si pensa che dolore e sofferenza abbiano lo stesso significato! Trattasi di un vero e proprio inganno della mente, frutto di un retaggio culturale e lessicale sbagliato, che rischia di fregarci e illuderci.

La mente adulta ha la capacità di capire cose che un bambino piccolo non riesce a cogliere… per questo da grandi diventiamo molto bravi ad allontanarci dalla sofferenza, la evitiamo quando sarebbe meglio da essa lasciarsi attraversare, il che non vuol dire diventare dei ‘martiri’, attenzione! Ma come ci ricorda il vecchio Freud

“le emozioni inespresse non moriranno mai. Sono sepolte vive e, se non le esprimi, usciranno più avanti in modo peggiore”.

In parole più semplici, il dolore non puoi evitarlo mentre la sofferenza sì, si può scegliere di non accomodarsi sul divano del lamento!
E qui entra in scena la psicoterapia analitica, di cui mi occupo, pensata per aiutare le persone a tollerare i sentimenti dolorosi man mano che fanno capolino e disapprendere le risposte automatiche di fuga. Come terapeuta, incoraggio il paziente a condividere il dolore, a riconoscerne le origini, affrontando insieme sia i vissuti profondi che i tentativi messi in atto per evitarli. A differenza di altri metodi di psicoterapia volti a ridurre l’intensità del sentire, il ‘mio modo’ di fare terapia aiuta la persona a STARE CON e pian piano a tollerare queste sensazioni, lasciando andare la reazione originale e imparando nuovi modi di sentirsi, di viversi.
Mi è capitato spesso di dire al mio paziente “Un giorno ringrazierai la crisi che stai vivendo… sarai grato/a al sintomo che qui ti ha portato ” e mi fa sorridere leggere nei suoi occhi pensieri del tipo “Questa è una pazza furiosa, una sadica… ce la farei stare io nella mia confusione…”.
Aldilà che per me vivere e attraversare la confusione, il disordine, è super salutare (su questo scriverò magari un’altra volta), le persone che arrivano in terapia portano quasi sempre una perdita del loro senso di orientamento. Una volta dentro il percorso è bellissimo per me essere con loro quando comprendono che perdersi non significa affatto essere perdenti! Le persone con cui ho il piacere di ‘viaggiare’ insieme svilupperanno la capacità di accedere ai loro bisogni insoddisfatti, spesso vissuti come emozioni dolorose, diventando sempre più capaci di vivere una vita ricca e piena! Queste persone hanno scelto di amarsi, di amare i loro spazi, interni ed esterni, i loro sogni, hanno scelto di amare ed abbracciare anche la loro sofferenza. Ed io sono molto grata e felice di averle incontrate e di continuare ad incontrarle.❤