Scrivo oggi di “disagio giovanile” con l’obiettivo di lanciare alcuni spunti di riflessione che spero siano utili a tutti noi per guardare il mondo dell’adolescenza con interesse e imparare a riconoscere, tra i tanti segnali, quelli che meritano attenzione.Le virgolette sono d’obbligo, “disagio giovanile” è un’etichetta generica e può essere fonte di fraintendimenti perché essere giovani vuol dire essere fisiologicamente curiosi, impulsivi, emotivi, ribelli. Il periodo di transizione dallo stato di bambino a quello di giovane adulto prevede infatti una costante trasformazione e continue evoluzioni che si traducono in instabilità, volubilità, squilibri e per il genitore può risultare difficile cogliere i veri segnali ‘di pericolo’. È certo che difficilmente i ragazzi di oggi vivono la loro adolescenza in un mondo di fantasia e spensieratezza presentando spesso forme di malessere diffuse, più o meno evidenti, tanto da far parlare di disagio giovanile.Per i motivi di cui sopra, dare una definizione di questo concetto non è semplice: si ritiene che non si tratti di una malattia, nè soltanto di un problema sociale bensì di forme di inquietudine che esplodono nell’età adolescenziale, pur avendo spesso origine in quella infantile , e sono il frutto di numerose concause.Si parla così di disagio giovanile perchè le sue espressioni più eclatanti si hanno in adolescenza, ma spesso è già presente, anche se non riconosciuto, nell’infanzia.Le cause vanno ricercate in un ‘intoppo’ nella funzione educativa sia nell’età giovanile che in quella infantile e siccome questa funzione è affidata non solo alla famiglia ma anche ad altre agenzie educative, la responsabilità del disagio è da ricercarsi sia nella rete familiare o nella scuola sia nell’ambiente educativo nel suo complesso.È quindi fondamentale considerare l’adolescente parte integrante di un ecosistema relazionale che vede le principali agenzie di socializzazione – famiglia, scuola, comunità sociale e gruppo di pari età – quali fattori decisivi di benessere (o malessere) del soggetto.
Quali sono i segnali di disagio più frequenti ai quali dover fare attenzione? Le manifestazioni del disagio del ragazzo o della ragazza assumono aspetti molto variegati e possono essere rilevati attraverso una serie di segnali dei quali di seguito elenco alcuni dei più frequenti. Ci tengo a sottolineare che non si parla di diagnosi ma di stati di sofferenza, il cui senso e la cui rilevanza vanno valutati caso per caso:
rabbia e aggressività (mi arrabbio con estrema facilità, perdo il controllo, odio tutti)
isolamento e/o disagio rispetto al gruppo dei coetanei (non ho voglia di vedere nessuno, non me la sento di uscire di casa, non riesco a parlare con gli altri,, nessuno mi ascolta, non riesco a farmi degli amici)
crisi di identità (chi sono? non mi riconosco più)
problemi di rendimento scolastico (non mi importa niente della scuola, non riesco a dimostrare che sono capace, non sono intelligente, non ho voglia di studiare, non studio)
disfunzioni alimentari (non ho fame, il cibo mi ripugna, oppure ho sempre fame, ci sono momenti in cui non riesco a smettere di mangiare, vomito quello che ho mangiato)
disagio rispetto al proprio corpo (non mi piaccio, sono cambiato e non mi piace come sono adesso, gli altri sono tutti più belli o in forma)
dubbi sulla propria identità sessuale (non so se mi piacciono le ragazze o i ragazzi, ho il timore di essere gay, ho il timore di essere lesbica)
conflittualità con i genitori (non riescono a capirmi, mi trattano come se fossi un bambino, invadono i miei spazi, non li sopporto più, non ho rapporti con loro, ci discuto sempre)
angosce, paure e ossessioni (ho paura di stare da solo, in certe situazioni mi blocco, ho paura di quello che gli altri pensano di me, ho dei pensieri che mi disturbano e che non riesco a controllare, mi lavo le mani in continuazione, accendo e spengo la luce senza motivo…)
Fenomeni autodistruttivi/autolesionismo manifestato attraverso pensieri o veri e propri agiti (ho pensato di suicidarmi, penso di farmi del male, mi taglio, faccio cose pericolose, mi sballo spesso)
somatizzazioni cioè malessere fisico per cui è stata verificata l’assenza di una causa organica (mi viene spesso mal di testa, mi va a fuoco lo stomaco, ho la pelle sempre irritata)
insicurezza sentimentale (nessuno mi vuole, chi potrebbe amarmi così come sono)
difficoltà a riconoscere con chiarezza i propri obiettivi di vita (non so in che direzione andare, non so cosa voglio, ho paura a far progetti)
Ricorso a sport estremi e comportamenti abnormi (fughe da casa, sciatteria, aggressività con gli altri)
Scarso impegno verso la famiglia ed i familiari.
Diminuzione delle ore di sonno con minore capacità d’attenzione e concentrazione.
Sensi di colpa o sentimenti d’indifferenza verso gli altri e verso i propri comportamenti. Per consulenza o sostegno nella complessa relazione genitori/figli e disagio adolescenziale, non esitate a contattarmi ![]()




